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Chi siamo

Spot 80 è un sito amatoriale dedicato a chi ama e ricorda gli spot italiani degli anni 80.

Nato nel 2004, il sito si pone l’intento di preservare queste vere e proprie “opere d’arte”, farle conoscere ai più giovani e permettere ai nostalgici di rivivere il passato attraverso le immagini e i jingle dei tanti “30 secondi”, bellissime opere di persuasione.

Spot80 intende recuperare non solo i filmati, ma anche tutti i “credits” degli spot, raccontando le persone e le storie dietro la creazione delle opere pubblicitarie. Registi, case di produzione, musiche, voci, attori, ecc… devono avere il loro giusto tributo. Articoli di approfondimento fanno da corredo all’archivio vero e proprio. Al fine di arricchire il più possibile i contenuti del sito, sono invitati a contribuire tutti gli addetti ai lavori e le case di produzione che hanno partecipato a quello storico periodo o che in ogni modo possano mettere a disposizione le loro conoscenze in merito.

Spot80 è curato principalmente dal fondatore Michele Logrippo, insieme ai collaboratori che partecipano volontariamente e gratuitamente a vario titolo:

  • Marco Narcisi per la scrittura delle descrizioni degli spot
  • Paolo Schraulek per la catalogazione degli spot

Si ringraziano infine coloro che hanno donato in tutto o in parte le proprie registrazioni. Li elenchiamo qui di seguito con il loro nome reale o il nickname, a seconda della loro preferenza.

Coca Cola Natale Anni 80: la vera storia dello spot

Se pensate a una pubblicità natalizia qual’è la prima immagine che vi viene in mente?

  • Una candela
  • Un viso di ragazza in primo piano

Sì, la pubblicità natalizia della Coca Cola degli anni 80 si può considerare a pieno titolo lo spot natalizio per antonomasia, pur con le sue anomalie: non c’è neve, non ci sono alberi di Natale, le persone non sono vestite con abiti invernali. Ma il suo lungo utilizzo (più di dieci anni, dal 79 al 91) e il jingle che ne fa da colonna sonora ne hanno fatto un cult degli anni 80.

Questo spot porta con se una storia fantastica, contornata da un velo di leggenda alimentata da personaggi che, oltre ad essere famosi, non hanno apparentemente alcun collegamento con la pubblicità. Come ad esempio Gerry Scotti. Cosa c’entra Gerry Scotti con la pubblicità natalizia della Coca Cola degli anni 80?

In una puntata del podcast “Muschio Selvaggio” di Fedez, Gerry racconta che al ritorno dal militare venne assunto dall’agenzia pubblicitaria McCann Erickson di Milano come copywriter junior. Lavorò con Alberto Cremona, uno dei grandi pubblicitari degli anni 80, che lo ascoltava a Radio Milano International. Racconta:

“uno dei miei vanti è che mi hanno affidato la traduzione del jingle di Natale della Coca-Cola”.

Poi però canta questo testo:

“Il mondo ti sorriderà, in pace e in armonia, Auguri Coca Cola e poi, Buone Feste a voi”.

Se siete appassionati di pubblicità anni 80, questo vi avrà fatto accapponare la pelle… perchè non è il testo giusto!

Eppure molte parti del suo racconto sono verosimili.

E’ vero che Alberto Cremona ha lavorato per McCann e nel 1977 è diventato direttore creativo, e Scotti racconta di essere assunto a 21 anni, che è proprio quell’anno. Cita China Martini con testimonial Ornella Vanoni che effettivamente era una campagna di quel periodo e di quell’agenzia. Quindi questa parte si può considerare indubbiamente vera.

Ma quel testo completamente diverso da quello della pubblicità… Diciamo che la memoria può fare brutti scherzi?

Eppure nessuno su internet accredita a Gerry Scotti il testo di questo jingle. Anzi, la stessa Coca Cola Italia, sul suo sito (Vorrei cantare insieme a voi | Coca-Cola Italia) accredita il testo nientemeno che a Cristiano Minellono, autore di brani come L’Italiano, Felicità, Ci sarà, Mamma Maria e tanti altri. Inoltre, Minellono è stato autore televisivo Mediaset: curò ad esempio la prima edizione di Buona Domenica, quella con Columbro e Cuccarini. Una leggenda vivente, insomma.

C’è addirittura un’intervista di Repubblica del 2019 in cui Minellono conferma di aver scritto il testo dello spot: ‘Vorrei cantare insieme a voi’, lo spot cult di Natale. L’autore: “Oggi quella canzone la riscriverei tale e quale” – la Repubblica

A sentire bene le parole che usa, però, sembra che stia un po’ sul vago e afferma di non avere nessun documento che confermi la sua paternità di questo testo. Poi fa riferimento a uno spot originale in inglese in cui c’è un “albero di natale immenso”, che però in quello italiano non c’è. Che spot avrà mai visto Minellono? Per capirlo, c’è da fare un altro passo indietro, fino al 1971.

Bill Backer è il direttore creativo per Coca-Cola dell’agenzia di pubblicità McCann-Erickson che aveva creato nel 1969 la campagna di successo “The Real Thing”. Nel 1971, all’interno di questa campagna realizza lo spot “Hilltop”, una pietra miliare della pubblicità di tutti i tempi: un gruppo di ragazzi delle più svariate etnie che cantano tutti insieme su una collina “I’d like to buy the world a Coke”.

Potete leggere la storia completa su: Il nido di Rodan, Il Post e MOZ O’CLOCK.

Il jingle nasce sulla melodia dei compositori Davis, Cook e Greenway, che già l’avevano pubblicata con il titolo di “Mom, True Love and Apple Pie”.

Questo spot in Europa non ebbe il successo sperato. In Italia non arrivò mai, forse anche perchè non poteva essere utilizzato in Carosello: qui ogni filmato poteva andare in onda una sola volta, doveva avere una durata precisa e non citare il prodotto se non alla fine. In America invece fu un successo travolgente, tanto che ne venne realizzata anche una canzone vera e propria, senza riferimenti alla Coca Cola, dal titolo “I’d like to teach the world to sing”.

A metà degli anni 70 si decise di realizzare anche una versione natalizia di questo spot, in cui gli stessi ragazzi di etnie diverse si riuniscono su una collina, hanno in mano una candela, e si dispongono in modo che, visti da lontano, vanno a comporre la forma di un albero di Natale. Eccolo, finalmente, il nostro mitico spot. Questa è la versione internazionale.

Di questo spot venne realizzata anche la versione da 30 secondi:

Questa campagna è continuata con altri spot più moderni, apparentementi mai arrivati in Italia. In essi compaiono scenari più tradizionalmente natalizi, come: un albero vero, la neve, i bambini.

La prima apparizione dello spot in Italia ce la riporta I Magnetici Anni, con una registrazione del 1979.

Questo montaggio è molto differente da quello che tutti conosciamo: a parte la candela iniziale e la ripresa finale, il resto è tutto composto da immagini che non sono presenti nemmeno nello spot internazionale.

A partire probabilmente dal 1983 è stato invece usato il montaggio internazionale da 30 secondi, utilizzato per quasi 10 anni e diventato per questo un mito.

Ma è nel 1986, ben 9 anni dopo la prima apparizione documentata dello spot in Italia, che viene pubblicato un brano, sotto il nome di “Coro Coro”, che riprende la musica dello spot. Tuttavia esso ha un arrangiamento e soprattutto un testo completamenti diversi.

Sulla copertina del 45 giri viene riportato il logo della Coca Cola, a conferma dell’ufficialità dell’iniziativa. E’ evidente l’intenzione di ripetere la strategia di marketing già usata 10 anni prima in America, quando il brano “I’d like to teach the world to sing” entrò in classifica proprio perchè era un’emanazione del leggendario spot “Hilltop”, ma senza i riferimenti alla bevanda.

Questo brano effettivamente ha come autore Cristiano Minellono e come produzione e arrangiamento Oscar Prudente, che sono i due nomi citati da Coca Cola sul loro sito. Ma il brano ha molto meno successo rispetto al jingle della pubblicità e viene presto dimenticato.

E’ possibile che chi ha realizzato l’articolo sul sito di Coca Cola abbia solo rielaborato informazioni prese su Internet, senza alcun approfondimento?

Siamo quindi al punto di partenza. Abbiamo detto che Gerry Scotti fece la sua esperienza di copywriter in McCann Erickson, che in tutto il mondo era l’agenzia della Coca Cola. Proviamo a cercare informazioni tra gli addetti ai lavori. Maurizio Badiani ha lavorato per tutti gli anni 80 nella stessa agenzia e ci racconta che, negli anni 80, le traduzioni dall’inglese per Coca Cola le faceva niente meno che il maestro Luigi Albertelli, che ha segnato la musica italiana con pezzi come Zingara di Iva Zanicchi, Ricominciamo di Adriano Pappalardo, La notte dei pensieri di Michele Zarrillo, ma anche con sigle televisive come Furia, Ufo Robot, Goldrake, L’ape maia, Anna dai capelli rossi e tanti altri. La nostra storia assume ancora di più i contorni della leggenda: uno spot mitico, uno dei conduttori più amati e due autori tra i più importanti della musica italiana. Tuttavia, Maurizio Badiani non ricorda se Albertelli lavorasse con la McCann già alla fine degli anni 70: è’ probabile che sia arrivato più tardi.

Ecco però, inaspettatamente, il punto di svolta: consultiamo il sito italiataglia.it, che contiene informazioni su tutte le opere sottoposte alla Commissione di revisione cinematografica fin dal 1913. Digitiamo nell’archivio le parole “Coca Cola”: bingo!

Il sito italiataglia.it che riporta informazioni sullo spot Coca Cola di Natale

Il sito ci rivela un sacco di informazioni: lo spot, qui indicato come “Candles”, è stato autorizzato dalla Commissione alla fine di Novembre 1978 ma, soprattutto, gli autori del testo sono BARBELLA e RITTER.

Pasquale Barbella è uno dei più importati creativi degli anni 80 e 90, mentre Fabio Ritter, attraverso il suo studio di produzione, la Circle di Milano, è stato un prolifico compositore e arrangiatore di jingle pubblicitari e spot radiofonici. Jingle come “Cuore di Panna” dei primi anni 80 e Gillette “Il meglio di un uomo” di fine anni 80 ne sono un esempio. La Circle esiste ancora, e sul suo sito abbiamo trovato il jingle originale, in alta qualità!

Abbiamo quindi una prova inconfutabile che il testo del jingle è stato tradotto da Fabio Ritter, ma qual è il legame con Pasquale Barbella? La risposta l’abbiamo trovata in un libro, “I creativi italiani” di Renata Prevost, uscito nel 1987. Nel libro si legge:

“Nel 1976 firma un accordo con la Circle, uno dei più importanti centri di registrazione, doppiaggi, consulenze musicali. Scrive per la Circle testi radiofonici e parole dei jingle”.

Nel frattempo riusciamo anche a contattare direttamente Pasquale Barbella, il quale non ricorda al 100% di aver messo mano a quel testo, facendo intendere che si sia trattato di un lavoro di gruppo. A sua volta, ci mette in contatto con Andrea Concato, che in quel periodo lavorava proprio in McCann.

Andrea Concato ha partecipato alla realizzazione di numerose celebri campagne degli anni 80 e non solo, per marchi come Barilla, Nescafè, Fiat Uno, Fiat Panda, Simmenthal, Colgate e tanti altri. Andrea, una vocazione da copywriter ma anche un’esperienza in radio, alla milanese Radio Montestella, che lo portò a occuparsi in McCann anche delle consulenze musicali, scrisse un primo testo di traduzione che poi passò alla struttura della Circle. Qui il testo venne ultimato e reso nel modo in cui tutti lo conosciamo. Ricorda che “il cliente voleva a tutti i costi che fosse mantenuto un rigoroso lip sync”, cosa che obiettivamente era difficile da ottenere su un filmato del genere. Conclude affermando che quello spot fu comunque un semplice lavoro di traduzione e adattamento dall’inglese, attività in cui i creativi generalmente non si sentivano molto entusiasti proprio perché prevedeva un apporto creativo pressoché nullo.

Eccoci dunque alla fine della nostra ricerca. Come talvolta accade, la realtà è un po’ meno affascinante, ma è stato comunque un bel viaggio, alla scoperta della vera storia dello spot emblema del Natale anni 80. L’importante è poterlo ancora sentire, di tanto in tanto, per ricordare un periodo felice della nostra vita o per provare ancora oggi a stare insieme uniti, a superare i conflitti e le diversità, almeno sotto Natale. Ancora oggi, per ricreare quell’atmosfera basta una candela, dei ragazzi ripresi dall’alto a formare un albero di Natale, e la scritta “Buone Feste”.

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Nuvenia Pocket, sicura e vai! Intervista alla protagonista.

Alzi la mano chi di voi non hai mai visto lo spot in cui una giovane paracadutista, buttandosi da un aereo, ci rivela di usare Nuvenia Pocket. Ehi, voi del 1990, abbassate le mani: siete troppo piccoli.
Fu un vero bombardamento pubblicitario quello che la Sodalco mise in atto dal 1985 al 1990, forse anche fino al 1992. Molti si saranno chiesti: ma quella era veramente una paracadutista? O era la solita modella messa lì a far immagine? Non vi dico l’emozione quando, un bel giorno del 2006, mi ritrovai davanti questo messaggio:

“come posssssso ringraziarvi?Sono Sara (ormai quarantenne)protagonista dello spot…lo farò vedere ai miei figli:-))”

Non mi feci scappare l’occasione di dare fondo a tutte le curiosità che avevo su quello spot-mito. Ne venne fuori questa intervista, pubblicata proprio in quell’anno su Spot 80.

La protagonista si chiama Sara Sacchet: è lei la paracadutista del Nuvenia. Anche se, a guardare il suo curriculum, l’apparizione nello spot risulta essere niente più che un dettaglio.

nel 1985 nel 2006

Sara Sacchet - Spot Nuvenia Pocket nel 1985
Sara Sacchet nel 1985, scatto tratto dallo spot anni 80 di Nuvenia Pocket
Sara Sacchet Nel 2006
Sara Sacchet nel 2006

Michele: Ciao Sara, benvenuta! E’ strano, è forse la prima volta in cui l’intervistata trova l’intervistatore. Come ci hai trovati?
Sara: Ciao a tutti voi! Il vostro sito l’ho trovato per caso: una ragazza di Bologna mi ha scritto chiedendomi se per caso avessi il video della pubblicità Nuvenia da poter inserire nella sua tesi di laurea. In quegli anni non avevo mai pensato di registrarlo… così ho provato a cercarlo con Google e ho scoperto il vostro super-mega sito! Ma i mitici siete voi!! Vi ho inserito subito tra i miei preferiti: che gran lavoro avete fatto! 🙂

M: Troppo buona… non ce lo ripetere che poi ci gasiamo 🙂 Toglici la prima curiosità: noi abbiamo 2 versioni dello spot: una dell’85 e una dell’87, ma in che anno lo avete effettivamente girato?
S: Lo spot è stato girato nel 1985; mantenendo poi le stesse riprese di paracadutismo, ho girato gli “interni” in studio a Milano in 3 annate diverse (85-86-87) a seconda della confezione “Nuvenia Pocket” che cambiava.

M: Cosa facevi nella vita e quanti anni avevi quando è stato girato?
S: Sono nata a Bolzano il 31 ottobre 1964, quindi nell’85 avevo 21 anni e studiavo all’ISEF… e poi ovviamente passavo i miei fine-settimana e ferie a saltare dagli aeroplani.

M: In che modo sei stata scelta?
S: Il videoman dello spot è Pio Geminiani, di Milano, paracadutista che lavorava in ambito pubblicitario e amico di mio marito. Io e mio marito ci siamo conosciuti in aeroplano nel 1983 a Bolzano durante una gara di paracadutismo e non ci siamo più lasciati. Io mi sono trasferita subito a Firenze per continuare lì i miei studi e lanci e a Firenze vivo tutt’ora [2006, ndr]. Pio mi ha proposto alla Sodalco per quest’idea di spot… e loro hanno accettato.

M: Raccontaci come e dove si sono svolte le riprese e quanto sono durate.
S: Le riprese in aria sono iniziate a Voghera (località scelta per la vicinanza a Milano, valutati i costi di trasferimento della troupe); poi, visto che la nebbia e il cielo grigio facevano da padroni, siamo andati a Oristano, in Sardegna dove abbiamo passato una settimana fantastica tra lanci e mangiate di pesce.

M: Puoi raccontarci qualche retroscena divertente sulle riprese?
S: Retroscena divertenti non ce ne sono stati: per me era comunque bellissimo fare lanci… ed essere anche pagata per farlo 🙂

M: Ma sei veramente tu che ti butti dal paracadute o c’è una controfigura?
S: No, non c’era nessuna controfigura: la paracadutista dello spot sono io; poi ho continuato per anni a fare competizioni nella categoria “Figure in Caduta Libera” a 4 e 8 elementi (in pratica completare correttamente più figure in 4 o in 8 in 35 e 50 secondi rispettivamente dalla quota di 3.050 e 3.960 metri).

M: Che effetto ti fa sapere che, dopo anni, tu e lo spot Nuvenia, sebbene fino a oggi gran parte d’Italia non sapesse il tuo nome, sono diventati un mito nella storia della pubblicità? E che effetto ti fa rivederti nello spot dopo tutto questo tempo sulle nostre pagine?
S: Rivedermi nello spot è stato… strano: il tempo vola veramente. Però ho guadagnato 100 punti nei confronti di mio figlio: mitica, la mamma in tv è trooooppo forte! Mio figlio ha 15 anni, è un tipo totalmente “acquatico” gioca a pallanuoto e non ha nessuna intenzione di fare paracadutismo (assolutamente libero di fare qualsiasi scelta… e a pallanuoto al massimo rimedia qualche livido in partita…). Comunque per anni in aeroporto ero “quella della Nuvenia”: per quel periodo era stata una novità. E poi, anche se qualcuno non aveva notato lo spot, la “TV DELLE RAGAZZE” di Rai 3 nel 1989 presentata da Serena Dandini aveva un angolo fisso con Angela Finocchiaro vestita da paracadutista che si schiantava a terra in ogni puntata, parodia davvero esilarante della mia pubblicità.

M: E’ stata la tua unica apparizione nel campo della pubblicità?
S: Prima e unica pubblicità, non ero molto interessata al mondo pubblicitario e quel mondo non era interessato a me 😉 Però mi hanno rincorso inutilmente per 3 anni quelli di “Meteore”: a mio parere programma tristissimo, dove in studio eri trattato da mummia ambulante… ma vedi se posso finire così!

M: Domanda ovvia ma che serve: cosa fa “la ragazza del paracadute” al giorno d’oggi? (Raccontaci cosa fai nella vita adesso!)
S: Oggi in due parole: insegno educazione fisica, finiti lanci e competizioni ho dato gli esami prima da giudice nazionale e poi da giudice-arbitro internazionale e sono stata Capo Giudice-Arbitro ai Mondiali di Paracadutismo in Germania ad agosto 2006. Faccio parte del Consiglio Direttivo della Federazione Italiana di Paracadutismo Sportivo di cui mio marito è il Vice Presidente e sono il Delegato Italiano alla Federazione Aeronautica Internazionale (bisogna alternare tute ginniche ai tailler e tacchi…) Insomma, sono rimasta come si dice nell’ambiente 🙂

M: beh, niente male davvero. Complimenti!
S: Ah, un ultima cosa, nel caso possa interessarvi… in squadra con mio marito Gian Luca all’epoca c’era anche Luca Levis, Fritz per gli amici… vi ricordate il Mago G della Galbusera?
M: Ma daaaaaaiiiii… ci mancava solo questa… a questo punto non puoi non metterci in contatto con lui! Per adesso ti ringraziamo, sei stata davvero gentilissima.
S: Grazie a voi!

Guarda tutti gli spot Nuvenia su Spot 80:

Perchè Spot 80?

Nel 2004, all’inizio dell’avventura di Spot 80, tra i collaboratori c’era Cristiano, detto “Antipop”, tra i primi a dare fiducia a questo progetto. Cristiano, oltre a fornire gli spot in suo possesso, scrisse anche l’introduzione al sito. Era molto bella e ho deciso di ripostarla qui. Col passare degli anni, di Cristiano ho perso le tracce. Se ripassasse da queste pagine e leggesse le sue parole, sarebbe bello risentirlo. Chissà…

Nostalgia, nostalgia canagliaaa…

Cantavano così Albano e Romina, l’inscindibile (e adesso scissa) coppia della canzonetta italiana.

Già, nostalgia. Ad ogni generazione la sua: ad alcuni i favolosi 60, ad altri i turbolenti 70, a noi, “ventitrentenni” del duemila, sono toccati gli anni ottanta.

Già, gli ottanta. Quelli dello yuppismo, del rambismo, del reaganismo, del machismo, del craxismo, del drive-in-ismo, di tanti ismi che all’epoca furoreggiavano, ma a guardarli adesso, fanno quasi tenerezza… vi ricordate il successo delle varie scuole di sopravvivenza?

Però non c’era solo quello. Fra neon, gel, manager “rrrampanti” e “Milano da bere”, ci sono state anche cose che hanno lasciato un segno profondo.

Questo sito, infatti, vuole dare un’occhiata a quegli anni da un punto di vista un po’ diverso: perché proprio in quegli anni avviene una vera e propria rivoluzione, che ha segnato anche la società in cui viviamo oggi (vi vedo già pensare: “Eeeeh, esagerato!” Nonnonnò, per niente, andate avanti a leggere, e capirete cosa intendo).

Nei primi anni 80, infatti, nascono (o meglio, “emergono”) le cosiddette tv private: Canale 5, Italia 1 e Rete 4 – queste ultime non ancora mediasettiane – diventano il nuovo metro di paragone per la Rai, che fino ad allora aveva avuto come unica concorrente… se stessa, con il famoso “secondo canale” (Rai 3 doveva ancora arrivare: si vedeva solo in certe zone, in certi orari, e generalmente si prendeva malissimo. Preistoria…) Le nuove tv, ovviamente, non possono reggersi economicamente sul canone, ma devono fare ricorso ad altre modalità di finanziamento che sono fondamentalmente due: sponsor e pubblicità. Soprattutto pubblicità.

Fino ad allora, sia gli spettatori che i pubblicitari italiani avevano vissuto nel mondo di Carosello, che in realtà era un caso unico al mondo: non si trattava di spot ma di veri e propri cortometraggi di un paio di minuti che in realtà col prodotto c’entravano di solito molto poco, relegando ai secondi finali una breve presentazione, generalmente piuttosto slegata dal resto del filmato.

Di colpo, invece, ci si trova a dover fare i conti con un linguaggio e con delle modalità di comunicazione completamente diverse. Se il glorioso Carosello era un vero e proprio show, con un determinato orario di trasmissione e dei canoni ben codificati, adesso bisogna “fare cassa”, e quindi inserire la pubblicità dove si può e quanta più si può. Ergo: filmati più brevi e più numerosi. La durata viene compressa entro i canonici 30 secondi (o meno), quindi non c’è più molto tempo per stare lì a fare scenette di impronta teatrale: bisogna catturare l’attenzione e vendere il prodotto, puntare dritti al sodo. I ritmi accelerano, il montaggio diventa spesso frenetico, il racconto lascia il posto a metafore e suggestioni. In breve, al centro dello spot non c’è più la parola, ma l’immagine.

Sempre per lo stesso motivo, lo slogan, che già in passato era importante, diventa fondamentale; così anche per la musica, che a volte è così azzeccata da diventare lo spot, il prodotto. Un esempio? Pensate solo al promo di Canale 5… “papparappa parappà-pa!”

Insomma, cambia tutto o quasi tutto il linguaggio della pubblicità, e con questo anche quello della tv in generale. Lo storico “Drive In”, ad esempio, porta il segno della velocità dello spot, con sketch generalmente brevi, intervallati da stacchetti musicali che – a loro volta – sono veri e propri jingle che “vendono” il prodotto-trasmissione. Il “tormentone” dei comici diventa un personalissimo slogan che identifica il personaggio (se io dico “E’ lui o non è lui? Cerrrrrrrrrrto che è lui” immediatamente vi viene in mente Ezio Greggio ed l’obbrobrioso quadro di Teomondo Scrofalo. Vero?) Questa trasformazione si riflette anche nella vita quotidiana: dalla pubblicità vengono mutuati modi di dire (“Io ce l’ho profumato!”), atteggiamenti, perfino il look. Anche il nostro “attention span”, cioè la soglia di attenzione, si accorcia: ve lo immaginate se adesso nel bel mezzo di un break pubblicitario vi capitasse uno spot “Carosello-style” che supera i due minuti? Come minimo, dopo il primo minuto vi sareste già stufati. Perché, in fin dei conti, è la modalità di fruizione che è cambiata: prima eravamo noi a sederci volontariamente davanti alla tv per vedere una serie di brevi spettacoli, adesso è la pubblicità che deve rincorrerci e cercare di richiamare la nostra attenzione. Insomma, da spettatori attivi a spettatori passivi che devono essere, in qualche modo, “svegliati”. Per questo è necessario ricorrere a immagini vivaci, slogan facilmente memorizzabili e jingle “ficcanti”. A volte questo meccanismo porta a dei successi clamorosi, a volte a delle ciofeche inimmaginabili.

Negli anni 80, la pubblicità basata sullo spot è ancora un po’ un “laboratorio”, perché sia i pubblicitari che gli spettatori devono abituarsi ad un nuovo linguaggio. Spot80.it nasce – per gli amanti, come noi, della pubblicità come mezzo di comunicazione – un po’ come analisi di questo particolare periodo, che a volte presenta dei colpi di genio spettacolari e altre delle ingenuità colossali. Ma soprattutto è un “archivio della memoria”, uno spazio per il modernariato televisivo e sociale, perché non vengano persi certi piccoli capolavori e, allo stesso tempo, certi fallimenti totali. Per quelli che hanno voglia di vedere “come eravamo”.

Per quelli che vogliono rivedere un po’ del loro passato.

Per quelli – come noi di Spot 80 – che con quegli spot ci sono cresciuti.

Raffaella Carrà e Scavolini: “un successo tutto italiano” nella pubblicità anni 80.

Raffaella Carrà è stata un personaggio importantissimo per la televisione italiana. Lo è stato, per un periodo, anche in ambito pubblicitario.

Raffaella Carrà ha prestato la sua immagine per la pubblicità tv in sei occasioni: Agip e Stock negli anni 70, Scavolini e Motta negli anni 80, Tim e Danacol Danone negli anni 2000. In questa occasione ci focalizziamo sulla sua partecipazione agli spot delle cucine Scavolini.

L’azienda pesarese, fondata negli anni 60 da Valter e Elvino Scavolini, aveva avviato la sua promozione su scala nazionale già negli anni 70, attraverso campagne caratterizzate dalla presenza del “Cuochino”, un personaggio animato che esaltava la qualità delle cucine Scavolini poiché dotate di ottimi ingredienti.

Nel 1984 l’azienda decise che era arrivato il momento di fare il “salto di qualità” nella sua comunicazione: ci voleva un personaggio forte, data la battaglia commerciale in corso con concorrenti quali Berloni e Salvarani.

Da ricerche di mercato appositamente realizzate, emerse che i tre personaggi più amati dagli italiani in quel periodo erano: il presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, Papa Giovanni Paolo II (al secolo Karol Wojtyla) e Raffaella Carrà, già famosa negli anni 70 ma in quel momento all’apice della sua popolarità grazie al programma RAI “Pronto, Raffaella?”, trasmesso all’ora di pranzo su Rai 1. Il team di produzione di quella trasmissione era capitanato da Gianni Boncompagni alla regia, mentre Sergio Japino si occupava delle coreografie.

Era la combinazione perfetta: Scavolini ingaggiò Raffaella Carrà e costruì la comunicazione intorno all’idea che sia Raffaella che Scavolini fossero le più amate dagli italiani.

Scavolini affidò la produzione degli spot, come in passato, alla casa di produzione “Studio 34” di Pesaro, nata come studio fotografico specializzato nella produzione di materiale promozionale per cucine e mobili in genere. In pratica, era il partner di riferimento per l’industria del mobile del distretto marchigiano.

Vennero realizzate due campagne consecutive, una nella stagione 85-86 e una nella stagione 86-87.

Nella prima, composta da due soggetti da 30, due da 15 e due da 7 secondi, venne riproposto il team di “Pronto, Raffaella?”: Gianni Boncompagni alla regia, Sergio Japino alle coreografie. Alla produzione parteciparono anche Gianfranco Angelucci e Luciano Calosso, rispettivamente regista e scenografo provenienti dal cinema e collaboratori di importanti personaggi come Federico Fellini e Carlo Lizzani.

Dalle analisi di mercato era emerso che le famiglie del sud Italia, nel momento in cui il marito prendeva la liquidazione e andava in pensione, avevano la tendenza a investire parte di quei soldi nel rinnovo della cucina. Si decise che quello doveva essere il target della campagna. Gli spot vennero girati a Cinecittà: alcune settimane di preparazione e allestimento dei set e poi tre giorni di riprese.

Gli spot sono composti da due parti: la prima, ambientata su un palco, mostra Raffaella e il corpo di ballo intenti nell’esecuzione di un balletto, come durante uno show televisivo.

Di notevole effetto le immagini in cui Raffaella appare sollevata dai ballerini, in spaccata.

Una voce fuori campo esclama “La numero uno, la più bella, la più amata dagli italiani”.

La seconda scena è ambientata in cucina: Raffaella entra da sinistra e, spostandosi verso destra, dice: “Certo che gli applausi e il successo fanno sempre molto piacere, però bisogna meritarseli. Come Scavolini, che fa le cucine come le amiamo noi italiani: belle, curate in ogni particolare, complete di tutto, con soluzioni adatte ad ogni famiglia, e con materiali fatti per durare”.
Voce fuori campo “Cucina Scavolini!”
Raffaella: “La più amata dagli italiani”
Ammiccamento finale, fine.

Al passaggio di Raffaella le ante e i cassetti si aprono da sole, come se la “fatina” Carrà compiesse una magia. In realtà erano controllate da attrezzisti che, al momento opportuno, azionavano dei “tubetti” in metallo posizionati in punti strategici.

Una fatto che forse passa inosservato è che quella che si vede è una cucina “improbabile”: per avere più dinamicità, si scelse di far scorrere la camera di ripresa lateralmente da sinistra a destra, mentre Raffaella pronunciava la sua battuta. Con una cucina normale di 3-5 metri questo non sarebbe stato possibile, per cui si costruì una cucina di ben 14 metri di lunghezza.

La seconda campagna, che questa volta vide alla regia direttamente Gianfranco Angelucci, fu il risultato di una nuova ricerca di mercato: Raffaella Carrà, oltre ad confermarsi “la più amata dagli italiani”, era stata identificata anche come ambasciatrice del “Made in Italy” nel mondo. L’idea dello spot era quindi di confermare l’associazione tra testimonial e prodotto, entrambi “i più amati dagli italiani”, ma anche amati e riconosciuti nel mondo: un successo che supera i confini.

Ecco quindi Raffaella scendere da un aereo con la livrea “Scavolini”, con abiti e atteggiamenti da vera diva, di ritorno da uno dei suoi tanti viaggi fuori dall’Italia e circondata da giornalisti.

Voce fuori campo: “Raffaella Carrà, un successo tutto italiano.”
L’immagine ruota e Raffaella è di nuovo in cucina.
Raffaella: “Tutti amano lo stile italiano: il nostro modo di vivere, di saperci circondare di cose belle. Una cucina Scavolini è italiana nel gusto dei particolari, nella solidità dei materiali, nella fantasia con cui sa adattarsi ad ogni ambiente. Questo è lo stile italiano, questo è Scavolini”.
Finale consolidato. Voce fuori campo “Cucina Scavolini”, Raffaella: “La più amata dagli italiani”.

L’aereo presente in scena, ricostruito da Luciano Calosso nuovamente nel ruolo di scenografo, non esiste nella realtà poiché è un ibrido di diversi modelli: un jumbo, un privato, un 747. Il set ricostruisce per intero la pista di un aeroporto: la scala per scendere, a terra la pavimentazione tipica, un’automobile di servizio, il carrello per il trasporto delle valige. Sullo sfondo, un tramonto con le nuvole rosa dipinto con l’aerografo su un ciclorama, cioè un telo sotteso a 180°.

In un altro soggetto, Raffaella Carrà si trova in uno studio televisivo e congeda i suoi ospiti stringendo loro le mani.

La battuta di Raffaella è questa: “Si parla ovunque di stile italiano, perché siamo bravi e le cose sappiamo farle bene, con passione e con fantasia.”

Cambio scena, siamo in cucina: “Lo stile italiano è una cucina Scavolini come questa: bella, perché la bellezza aiuta sempre, ma soprattutto solida, pratica e di lunga durata. Studiata per piacere, e per adattarsi ad ogni esigenza. E’ per questo che tutti l’amiamo”.

Anche questa campagna si compone di 6 filmati: due da 30, due da 15 e due da 7 secondi. Una delle cucine esposte è dedicata alla testimonial: oltre a Raffaella, vengono mostrate anche le cucine Fiordaliso, Angelica, Emily, Fairy.

I costumi di Raffaella Carrà per le due campagne vennero curati da Luca Sabatelli, storico costumista del cinema e della TV. Il sodalizio tra Luca e Raffaella era già in corso dalla fine degli anni 70, e continuò in seguito fino agli anni 2010.

Ringraziamo Luca Sabatelli per i soggetti stampa delle campagne Scavolini a corredo di questo articolo. Le immagini sono tratte dal suo sito www.lucasabatelli.it.

Questo testo è stato scritto grazie al prezioso contributo di Luciano Calosso.

Su Tecatà sono presenti tutti i soggetti delle campagne Scavolini con Raffaella Carrà del 1985 e del 1986:

Campagna 1985

Campagna 1986: